sabato, 24 giugno 2006

giunta -e ormai sorpassata- la meta dei 40. che non è la metà, ossia 20... se non per gamba. ok. finita la parentesi della brutta copia dello humor inglese... 40.

tutte le decine precedenti hanno una loro dinamicità: dai 0 ai 9 tutto è singolo e peculiare; dai 10 ai 19... i primi 7 li passi con il suffisso "-ci" che ti omologa in un'eta di mezzo, la cui caratteristica è quelle del *CI scombussoliamo*;  gli ultimi 3 (17-18-19) tornano di nuovo a distinguersi, però con tutti e tre delle doppie consonanti al loro interno, quasi a significare che tutto deve essere vissuto intensamente due volte...

e poi, da qua, iniziano le vere decine, con il loro prefisso fisso per 10 anni di seguito: v-enti, la prima(*), E-I, vocali che se le inverti fanno "ie-ie-ie", periodo di gioventù festaiola, di ancora non troppi pensieri per la testa; tr-enta, la seconda, E-A e già si nota un inizio di presa di coscienza... eh... ah...., più soda; quar-anta, A-A, serio, dove ti accorgi che la prima parte (quar-, cinqu,- sess-) s'allunga salvo poi tornare a riaccorciarsi sugli ott- e nov- come si accorcia la prospettiva di vita e quando, a volte, si finisce per ritornare un po' bambini; -anta dove, soprattutto, ti rendi conto che da là non torni più indietro. niente suffisso che cambia più. resta inesorabile quell'ANTA ad accompagnarti per tutto il resto della tua vita, a scandire gli anni in una maturità che si presume raggiunta e consolidata e che sempre più lo sarà con l'avvicendarsi delle prossime decine, in una personalità formata. tu a quel punto sei tu, come il risultato di tutti cambiamenti e le dinamicità dei 40 anni precedenti e grazie ad essi vai avanti giorno dopo giorno, anno dopo anno, anta dopo anta (manco fossero porte di un armadio).

ma io sono felice di averli raggiunti i MIEI ANTA. cinicamente parlando posso dire che praticamente niente è cambiato all'esterno rispetto ai 30 (due mesi e passa di crisi depressva profonda per esserci arrivata come una fallita: niente famiglia mia, nessun moroso, il lavoro che c'è solo perchè lavoro in famiglia, la sensazione gucciniana dello *stringere il nulla tra le dita*), ma rispetto ad allora IO sono diversa e ciò che mi pesava dieci anni fa, adesso, invece, lo accolgo come quella che è la mia vita e come tale va cmq vissuta al meglio. a 16 anni non avevo la percezione netta di me a 40, ma di certo mi immaginavo in una vita diversa da quella che ho... ma a me, in fondo, ora piace ugualmente. e non poco! autonoma di mente e di fatto (anche se economicamente a fatica spesso: cercasi lavoro pomeridiano part-part-time!), vivo ciò che mi è dato nella consapevolezza piena di farlo.

vivo e non subisco la vita. ma che bello!

(*) che poi in realtà sarebbe la terza di vita che stai affrontando.

mononeuronicamente scritto da bigsoul alle 10:57
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