mercoledì, 10 giugno 2009

Qualche mese fa un amico mi ha detto: "Non scrivere sempre della tua malattia".
E da allora ho smesso di scrivere (oltre ai rompini anti-donazione organi che certamente non favorivano).
Oggi ho capito che ancora in questo momento la mia vita è costituita dalla malattia. Sono di nuovo "tecnicamente sana", anche se fisicamente la ripresa è molto lontana dall'essere piena, ma ogni giorno della mia vita attuale è determinato dal rendermi conto di quanto la leucemia sia stata fondamentale in questi due anni. Perchè ha cambiato completamente la mia prospettiva e anche il mio modo di essere.
Ma sono cose di cui ho già scritto e non mi va di ripetermi.
Avevo solo paura che ciò sparisse, con l'andare del tempo, nell'anonimato di prima. e Invece no, per fortuna.
Quando vivi qualcosa di così forte, evidentemente ti si tatua dentro per sempre e non c'è tempo che ne affivolisca il ricordo e la sensazione... Non sono ancora una "sopravvissuta" per quanto riguarda i termini medici, ma di sicuro lo sono per quanto riguarda la vita. E anche l'essere "rinata" non riguarda solo l'aspetto medico, quanto piuttosto una sensibilità all'essenziale che s'è accentuata. L'essenziale materiale (ho dovuto rifarmi il guardaroba, per forza di cose, però andare per negozi... bah!), ma soprattutto essenziale "morale". Come definire tutto quell'insieme fatto di rapporti personali, di pensieri, di legami, di sensibilità, di affetti...? Riportati all'essenziale del loro senso, non nell'accezione di "ciò che basta per vivere", ma, anzi, di ciò che è "l'unica cosa per cui valga la pena vivere".
No, una "cosa" di questa entità non se ne può andare.

mononeuronicamente scritto da bigsoul alle 19:31
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